L'Osteria

Riprendendo la tradizione culinaria dei contadini romagnoli,

l'osteria propone un assortimento di primi piatti di assoluta qualità


come tagliatelle, cappelletti, strozzapreti e ravioli per terminare poi con piadina, salumi e formaggi tipici.

Le Bontá di “Liberio”

 

La Piadina


Nella nostra zona si dice “pìida”, ma in Romagna a seconda delle località anche “piê” o“ pièda“. Diverse sono le ipotesi sulla sua origine e sulla sua forma e impasto originale. Fin dagli antichi romani ci sono tracce di questa sorta di pane. La prima testimonianza scritta  della piadina risale all'anno 1371, nella “Descriptio Romandiolae“, il cardial legato Anglico de Grimoard, ne fissa per la prima volta la ricetta: “Si fa con farina di grano intrisa d'acqua e condita con sale. Si può impastare anche con il latte e condire con un po' di strutto“.

Piada da cui il diminutivo “piadina”, deriva dal latino medievale plàdena, “piatto lungo, teglia“. La parola piada è attestata fin dal XVI secolo dal Bembo, col significato di “piattello “.

È una storia lunga e un po' noiosa, quindi concludiamo con questo detto romagnolo: “La pida l'è cmè la pataca, i piò fortunè i i met in ent la zunzèzza“ ( La piadina è come la f..., i più fortunati gli mettono dentro la salsiccia).

E non dimentichiamo che... ridere fa bene!

 

Il Salame

 

Fin dall'inizio della storia di questo locale, prima dal nonno Giovanni e poi da Liberio, è sempre stata tradizione fare i salami molto apprezzati dai viandanti che di passaggio si fermavano per gustarli insieme ad un buon bicchiere di vino.

Prodotto tipico delle tradizioni contadine romagnole che ancor oggi è possibile assaggiare grazie alla stagionatura che avviene nelle vecchie cantine di questo palazzo.

Guai a chiedere di comprare un salame di Liberio, non ti verrà mai venduto, potrai solo gustarlo se ti fermi a mangiare.

Guardate questi turisti tedeschi in cantina con Liberio come osservano stupiti le stanghe con appesi i salami.

Quanta cura nel “fare i salami“ come una volta!

 

Il Vino

 

È tradizione di questo locale dare da bere ai clienti del buon vino sangiovese delle nostre colline romagnole. Per i palati dal gusto dolce, però non manca neppure quel nettare d'uva che si chiama Albana.

Liberio seleziona i vini personalmente, presso i contadini di Roncofreddo e Bertinoro, curandone poi il deposito e l'imbottigliamento che avviene nelle antiche cantine presenti sotto questo palazzo storico del '700.

Se lo vedete passare con la carriola piena di bottiglie vuote è un buon segno, a breve lo vedrete ritornare con le bottiglie piene di vino da gustare con un buon piatto di tagliatelle.

E ricordatevi quello che dicevano i nostri vecchi: “Un bicìr e' fa ben, dù i n'fa mêl, u t'sagàta un buchêl“ ( Un bicchiere fa bene, due non fanno male, ti rovina un boccale).

Alla vostra salute!

 

L' Aceto

 

La storia dell'aceto è antichissima, ne sono state trovate tracce in un vaso egiziano di circa diecimila anni. Gli Egizi, i Babilonesi, i Persiani lo impiegarono per la conservazione dei cibi e unito all'acqua anche come bevanda rinfrescante. Per i Greci antichi e i Romani, mescolato con acqua e miele era la bevanda più comune, inoltre lo usavano per l pulizia del corpo. Un aneddoto: Annibale, il famoso generale cartaginese, quando Valicò le Alpi i passaggi erano stretti e impraticabili per gli enormi elefanti, allora fece accatastare grandi rami fra le rocce che ostruivano il percorso e li bruciò; sulle rocce arroventate fece versare dell'aceto per renderle morbide e friabili, così i soldati le ruppero aprendo il passaggio alle truppe e agli animali. Durante la peste del 1300 in Europa, si usò l'aceto come profilattico e per disinfettare i luoghi, lavando i muri delle case. Nell' Ottocento le signore annusavano  aceto per rinvenire se oppresse dal busto troppo stretto o per scacciare l'emicrania.

Per i nostri avi l'aceto significava anche sciroppi, pozioni emulsive, unguenti, decotti, lozioni, colliri, pomate, saponi, frizioni, gargarismi, pediluvi, inalazioni, bendaggi, impiastri e altro ancora.

Per noi qui da Liberio niente di tutto questo, l'aceto serve solo per condire l'insalata. L'unica cosa strana è che l'aceto lo produce proprio Liberio, qui sotto nelle cantine, per questo quando aprite le bottiglie sentite un tale aroma che lo vorreste quasi bere. Se volete tornare all'antichità versatene un dito nel bicchiere con l'acqua e provate a sorseggiarlo... ah non dimenticate di chiederci un po' di miele per metterne dentro un cucchiaio.

Le Tagliatelle

 

Farina, uova, si impasta, si stende la pagnottella, si arrotola e si tagliano lunghe strisce. Ecco fatto le tagliatelle.

Si certo, ma “u n'è propri acsè“, non è proprio così, perchè “al taidèli al n'è toti precisi“, le tagliatelle non sono tutte uguali, ci sono tagliatelle e TAGLIATELLE.

Dipende dalle uova, dall'impasto, se si aggiunge un po' di olio, da “coma ch'u s'tira la sfòia”, da come si stende la sfoglia, dal suo spessore. Inoltre da come si arrotola, usando la farina per non farla attaccare, da come si tagliano le fettucce “né tropi lerghi, né tropi stili”, ne troppo larghe né troppo strette. E dalla loro ruvidezza, certamente anche da quella, perché se sono ruvide al punto giusto si impregnano e raccolgono meglio il ragù.

Il ragù, che bisogna saperlo fare, perché anche da quello dipende la loro fortuna, ma questa è un'altra storia. Per il momento accontentatevi delle tagliatelle. Ovviamente sulla carta, nel piatto troverete anche il ragù... e che ragù. Provate, poi ce lo sapremo dire!